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Fauna -Rettili e anfibi
Rettili e anfibi
Introduzione:La Valtellina e la Valchiavenna dal punto di vista erpetologico (4) possono essere ripartite in tre ambienti distinti: zona alpina, fianchi vallivi e pianura o fondovalle. I rettili che possiamo incontrare nella parte più alta sono poco numerosi a causa delle limitazioni poste dal clima. Citiamo il Marasso che scende raramente alle basse quote preferendo gli ambienti freschi, pratosi e a volte anche sassosi: non risulta però molto frequente nelle due valli da noi prese in esame. Fra gli anfibi è comunissima la Rana rossa di montagna che predilige la zona alpina. Nei numerosi laghetti e nelle paludi dei circhi glaciali della Valtellina e della Valchiavenna possiamo trovare in gran copia il Tritone alpino dal ventre giallo-arancio o rosso-fuoco, che si porta all'acqua appena il ghiaccio e la neve scompaiono dai dintorni.
Vipera comune
Un anfibio poco conosciuto ma di grande interesse è la
Salamandra nera che si incontra difficilmente perché, a
differenza degli altri anfibi, provvede alla riproduzione senza
portarsi mai all'acqua. La femmina conserva i piccoli nel
proprio corpo per deporli solo dopo il termine della
metamorfosi, quando cioè i giovani sono già in grado
di respirare con i polmoni. La zona mediana è più
ricca di specie; fra i rettili troviamo assai frequente la
Vipera comune o Aspide, distinguibile dal Marasso per avere il
profilo del muso più angolato. L'abbandono delle colture
montane ha favorito un sensibile aumento numerico di questa
specie tanto temuta per il suo pericoloso morso. D'altra parte
sui nostri monti sono in continua diminuzione i predatori che
in natura provvedono a controllarne la propagazione: in
particolare i rapaci diurni (Falconiformi) che sono stati
eccessivamente insidiati dalla caccia sportiva, in quanto la
legislazione venatoria per lunghi anni ha continuato ad
indicarli come animali "nocivi". La vipera oggi deve temere un
numero molto limitato di predatori mentre sempre abbondanti
rimangono gli animaletti che a loro volta vengono predati da
questo ofidio (5): topi, toporagni, lucertole e rane.
Poiché la vipera è l'unico vertebrato pericoloso per
l'uomo è opportuno segnalare gli elementi che consentono
di distinguerla dai serpenti comuni. Per la colorazione e
disposizione delle macchie la vipera può essere confusa
soprattutto con due colubridi (6): la Coronella e la Natrice.
Più facile è distinguere la vipera basandosi sulle
proporzioni: questo ofidio supera raramente i 60 cm e presenta,
generalmente, un tronco grosso ed una coda corta in rapporto ai
serpenti innocui; inoltre ha movimenti lenti, contrariamente ai
colubridi che saettano via al primo avvicinarsi dell'uomo.
Consce della loro forza, cioè del veleno di cui
dispongono, e della loro debolezza, cioè la lentezza
relativa dei movimenti, le vipere preferiscono rimanere ferme,
in prossimità di un nemico, fidandosi anche delle
proprietà mimetiche di cui sono dotate. In casi estremi,
cioè quando un animale di grosse dimensioni si avvicina
troppo, lo azzannano a scopo difensivo. Sempre nella zona
Mediana si rinvengono con grande frequenza tre specie di
colubri del tutto innocui e quindi temuti senza ragione; essi
sono il Biacco detto Scorzone di cui è particolarmente
diffusa la sottospecie carbonaria quasi completamente nera; il
Còlubro di Esculapio di colore marroncino, ben noto come
simbolo della medicina e dei farmacisti, e infine la Coronella
che per colore e macchiatura può essere confusa con le
Vipere (pur essendo molto più snella). Le prime due specie
sono comunissime nelle zone boscose e cespugliate e scendono
facilmente anche al piano; raggiungono entrambe i 130
centimetri, ma si possono incontrare anche esemplari più
lunghi (fino a 180 cm). La terza specie, invece, che non supera
i 70 cm, preferisce gli ambienti asciutti e può salire
anche alla zona alpina. Fra i sauri è molto comune la
Lucertola; ricordiamo poi il Ramarro diffuso come la specie
precedente sia sui fianchi vallivi che in pianura. Abbastanza
frequente, anche se non facilmente reperibile, è
l'Orbettino, sauro apodo (7) troppo spesso confuso con i
serpenti e, a torto, ritenuto pericolosissimo. È invece un
rettile mite. Fra gli anfibi ricordiamo la Salamandra pezzata
che vive nel bosco ma è raramente visibile; infatti è
attiva prevalentemente di notte. Nelle parti pianeggianti della
Valtellina e della Valchiavenna incontriamo varie specie di
rettili, fra cui alcune già ricordate; in prossimità
dell'acqua, sia corrente che stagnante, è molto comune la
Biscia d'acqua o Natrice dal collare che si nutre
prevalentemente di anfibi e pesci, e la Natrice tessellata che
però è meno frequente. Ancora abbondante è la
Rana verde che tende ad abitare quasi esclusivamente i pochi
prati paludosi, parzialmente invasi dal canneto; abbastanza
frequente è la Raganella. Molto abbondante è il Rospo
comune che popola con la stessa intensità la pianura e i
pendii boscosi, ritornando all'acqua stagnante con stagionali e
massicce migrazioni nel periodo degli amori. Fra le specie
dubbie citiamo la Tartaruga palustre che è stata raccolta
alcune volte nei dintorni di Sondrio; si tratta però
certamente di individui importati, che hanno trovato condizioni
ambientali buone o forse appena accettabili. La diffusione di
rettili e anfibi nelle valli dell'Adda e del Mera è in
continuo regresso (se si eccettua la vipera) non tanto per
l'azione umana diretta, quanto per la riduzione o alterazione
degli ambienti naturali nei quali questi animali possono vivere
in perfetto equilibrio con gli altri viventi.



