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Il tempietto di San Fedelino
| Periodo Consigliato: | primavera-autunno |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | circa 2 ore |
| Partenza: | Casenda |
| Informazioni locali: | Signor Emilio Sciam, tel. 0343-44085 |
A differenza degli itinerari presentati nei precedenti numeri, in questa circostanza anche la lunghezza del tratto da compiersi a piedi è maggiore. Tuttavia, per la sua bellezza e facilità, la gita può rappresentare un piacevole diversivo per chi voglia trascorrere una giornata di vacanza nella bassa Valchiavenna o abbia anche solo qualche ora da strappare al lavoro.
Itinerario:
Andiamo quindi a visitare l'antichissima chiesetta dedicata
al martire Fedele, uno dei più antichi edifici sacri
dell'alto Lario e della diocesi di Como.
La tradizione vuole che la chiesetta sia stata eretta sul
finire del IX secolo nel luogo ove, sei secoli prima, venne
sepolto il legionario cristiano Fedele. La località venne
individuata da una pia donna per rivelazione divina; una volta
dissepolte, le reliquie del martire vennero portate a Como e il
punto in cui furono trovate venne consacrato con un
tempietto.
Fedele era un legionario romano appartenente alla Legione Tebea
composta da militari convertitisi al cristianesimo e al
servizio di Diocleziano, imperatore d'oriente. Nell'anno 296 la
legione venne spedita in Italia da Diocleziano, per dar
manforte all'imperatore d'occidente, Massimiano, acerrimo
nemico del cristianesimo che, stabilita la nuova capitale
dell'impero a Milano, si era impegnato in operazioni militari
contro le popolazioni cristianizzate delle Alpi.
La legione Tebea venne impiegata da Massimiano per aggredire i
Bagaudi, una popolazione di Galli parzialmente convertitasi al
cristianesimo e venne spedita oltre il Gran San Bernardo.
Venuti a conoscenza degli scopi di Massimiano i tebei si
ammutinarono presso Agaunum, l'odierna St. Maurice, nel
Vallese. Per questo atto di disobbedienza l'imperatore fu
spietato: resi all'impotenza da milizie mercenarie pagane, i
tebei subirono due volte la decimazione. Morirono Maurizio,
Vittore, Candido e molti altri; alcuni però riuscirono a
sottrarsi al massacro per fuggire, inseguiti dagli uomini
dell'imperatore, disperdendosi un po' ovunque sulle Alpi. I
fatti appena menzionati si perdono fra verità e leggenda e
sono basati sulla narrazione di Eucherio, vescovo di Lione che,
nel V secolo, raccolse le testimonianze degli abitanti di
Agaunum.
Ma il racconto del vescovo si ferma qui; vediamo ora di
proseguirlo, basandoci su altre cronache. Fra i militari che
riuscirono a fuggire all'ira imperiale vi era anche Fedele. Non
sappiamo bene quali percorsi egli abbia seguito per giungere
fino alle porte della Valtellina e della Valchiavenna, ma pare
abbia risalito il lago su una barca per poi essere raggiunto e
decapitato dai suoi inseguitori proprio nell'incantevole luogo
ove ora sorge il tempietto a lui dedicato.
Celata fra il verde, ai piedi di una scoscesa pendice rocciosa,
isolata su due lati dalle acque del lago di Novate Mezzola e
della Mera la piccola chiesa ha una pianta quadrata con abside
semicircolare. Poco rimane degli affreschi che, probabilmente,
ricoprivano tutte le pareti dell'aula. Miglior sorte hanno
avuto gli affreschi dell'abside e, in particolare, quello di un
Cristo Pantocreatore fra due angeli e quello raffigurante gli
apostoli.
Punto di partenza della gita è il paese di Casenda che si
raggiunge in breve da Novate Mezzola imboccando la Strada
Trivulzia che percorre il versante occidentale della
Valchiavenna (vedi cartina).
Da Casenda, prendere a sinistra seguendo le indicazioni per "S.
Giovanni dell'archetto" e "San Fedelino", poi, seguendo ancora
le indicazioni, imboccare una sterrata che, dopo qualche
centinaio di metri, arriva ai ruderi di S. Giovanni, chiesa
semi sepolta da un deposito alluvionale con un discreto
affresco sul frontone. Fin qui è possibile giungere in
auto. Poco prima della chiesa (cartelli) prendere un sentiero a
destra e traversare una roggia su un ponticello per poi
procedere su terreno pianeggiante, in un'ombrosa boscaglia
avvicinandosi alla sponda destra della Mera. Proseguire sul
sentiero fino ad un bivio con cartelli indicatori posti
all'inizio di una rampa di pietre a secco su cui corre quel che
resta dell'antica via valliva della Valchiavenna. Prendere a
sinistra e proseguire lambendo le sponde del fiume, passando
accanto a roccioni lisciati dall'azione degli antichi
ghiacciai. Ad una biforcazione seguire indifferentemente uno
dei due sentieri (quello di destra sale ad alcune baite su un
poggio panoramico, poi ridiscende sul versante opposto; quello
di sinistra si mantiene presso le rive del fiume
ricongiungendosi all'altro più avanti). Continuare sul bel
sentiero, ombroso e tranquillo per poi scendere un breve tratto
al cui termine si trova una scala in legno e poco dopo, ancora
per sentiero pianeggiante si sbuca sulla piccola radura ove,
addossata alla roccia, sorge la piccola chiesa di San Fedelino
recentemente restaurata.
Il ritorno può essere effettuato risalendo la frana di
pietroni che si trova poco oltre il tempietto (cartelli
indicatori) seguendo un tracciato segnalato con vernice
bianco-rossa. Al termine della ripidissima e faticosa salita si
giunge su un bel terrazzo roccioso in cima ad una falesia da
cui si ammira una splendida panoramica sull'insenatura
sottostante, su Novate Mezzola e sui prospicienti ingressi
della Val Codera e della Valle dei Ratti. Poco più avanti
ci si immette sul largo tracciato dell'antica via valliva della
Valchiavenna, si devia quindi a destra e lo si segue tornando
al primo bivio incontrato all'andata. La durata complessiva
della gita è di circa 2 ore. E' però possibile
raggiungere il tempietto anche via lago, e quindi con minor
fatica, grazie ad un servizio traghetto con imbarco presso il
ristorante La Barcaccia di Verceia (mattina partenza ore 10,30
- ritorno ore 12,15; pomeriggio: partenza ore 13,30 - ritorno
ore 16,15).
La visita al tempietto è consentita il sabato e nei giorni
festivi secondo i seguenti orari: mattina dalle 11 alle 12;
pomeriggio dalle 14 alle 16. E' anche possibile visitare il
luogo in altri giorni previa prenotazione: per l'apertura
telefonare al Signor Emilio Sciam, tel. 0343-44085; per
prenotare la traversata in barca telefonare al ristorante La
Barcaccia, tel. 0343-44164.
L'area dove si svolge la nostra gita rientra nel territorio
della riserva regionale del Pian di Spagna-Lago di Mezzola,
un'oasi naturale particolarmente creata per proteggere i
numerosi uccelli migratori che vi fanno tappa. Si tratta di un
territorio principalmente paludoso per cui di difficile
accesso; numerosi sono però gli studiosi e gli
appassionati di bird-watching" che passano il loro tempo ad
osservare e a fotografare la fauna locale. Fra gli uccelli che
usano la zona come punto tappa nei loro lunghi voli ricordiamo:
il Mestolone, la Canapiglia, l'Orchetto marino, lo Smergo
maggiore e quello minore, il Fischione ed il Cormorano. Si
segnala inoltre la presenza di due rari rapaci, il Falco di
palude e l'Albanella reale. Numerose sono poi le specie
acquatiche come il Germano reale, la folaga, lo Svasso, la
Gallinella d'acqua, il Cannareccione e la Cannaiola.
Un'altra particolarità della riserva è quella di
costituire il limite meridionale della zona di riproduzione del
Cigno reale in Europa occidentale. Da qualche anno una coppia
di cigni ha stabilito qui la propria dimora e, dopo parecchie
difficoltà nell'adattarsi ad un ambiente comunque
antropizzato, ha generato alcune covate ripopolando le acque
della Mera e del Lago di Novate.







