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Il mistero dello Zucco della Rocca
| Periodo Consigliato: | tutto l'anno |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | 4 ore scarse per l’intero percorso andata e ritorno |
| Partenza: | Maggiana, frazione di Mandello |
| Dislivello: | 500 m. |
| Difficoltá: | E (Escursionistica) |
| Bibliografia: | Mozzanica I. "Itinerari panoramici sulle sponde del Lario", Mondadori-Electa; Milano 2003 Pesci Eugenio "Le Grigne" Collana Guida dei Monti d'Italia Ed. CAI-TCI Milano 1998 |
| Guide e carte: | CNS 1:50.000 “Menaggio”; Kompass 1:50.000 “Lecco-Val Brembana” |
Introduzione
Cosa ci fa una antica cisterna dall'imbocco perfettamente costruito con pietre squadrate su una sconosciuta quanto insignificante emergenza dispersa sulle pendici occidentali della Grignetta? La domanda è alquanto intrigante e sembra avere una sola risposta plausibile, sullo Zucco della Rocca, questa la nostra montagnola, in un remoto passato, doveva esistere un'importante costruzione fortificata oggi scomparsa, il cui ricordo ci viene però tramandato da quell'incredibile pozzo e dal nome stesso della cima.
Lo Zucco della Rocca emerge appena dai boschi che ammantano le pendici inferiori dello Zucco Portorella, che, con lo Zucco di Malavello forma l'estrema propaggine della lunga cresta occidentale della Grignetta.
Si tratta di una piccola protuberanza oggi in parte rivestita dal bosco, ma comunque ben identificabile nell'uniforme pendio della montagna. Difficilmente, il viandante che ci passa vicino, percorrendo il largo sentiero che unisce Mandello e le sue frazioni ai Piani Resinelli, può immaginare il piccolo tesoro storico che s'annida poco sotto la sua cima. Alcune ricerche archeologiche hanno tuttavia evidenziato che le rocciose pareti dello Zucco furono le fondamenta su cui, forse in epoca romana o alto medievale venne eretta una fortificazione. La costruzione di un pozzo-cisterna indica inoltre che la postazione doveva essere di una certa importanza e che doveva essere stabilmente abitata.
Oggi viene spontaneo chiedersi il motivo di questa zona fortificata che, però, ci è in parte chiarito una volta raggiunta la cima dello Zucco. La formazione rocciosa sorge poco distante dal sentiero da e per i Resinelli, sentiero che anticamente doveva essere assai più importante di oggi. Pare inoltre che da qui passasse la via di terra che collegava il lecchese con Mandello, via assai più logica rispetto ad un improbabilissimo passaggio costiero, che in questo settore appare roccioso ed impervio. Inoltre dalla vetta si gode un'ampia veduta su tutto il ramo lecchese del Lario che si spinge a Sud fino al Monte Barro. Non è escluso quindi che la postazione dello Zucco della Rocca entrasse a far parte anche di un sistema di avvistamento e segnalazione.
La gita non è breve, tuttavia si svolge su larga mulattiera e comodo sentiero, unico punto debole, una segnaletica poco accurata e lacunosa, condizione poco felice visto l'intrico di sentieri della zona.
Punto di partenza è la piccola frazione di Maggiana sovrastante Mandello del Lario. Si tratta di uno dei tanti nuclei satelliti di Mandello, legato ad un'economia prevalentemente rurale e senza dubbio punto di guardia e difesa.
Percorso
Nota sul punto di partenza: Maggiana, frazione di
Mandello. L'abitato si raggiunge staccandosi dalla Sp 72 della
sponda orientale del Lario all'altezza della rotonda che si
trova all'ingresso meridionale di Mandello. Si devia a destra
(sinistra per chi viene da Nord) passando sotto il cavalcavia
della ferrovia e si prosegue a sinistra in Via Parodi per poi
deviare a destra in Via Braggia che, dopo una curva a gomito
passa davanti al Cimitero e prosegue dritta diventando Strada
per Maggiana. Con un paio di tornanti si passa sopra la moderna
Statale 36 e si continua fino alle porte di Maggiana
incrociando sulla sinistra l'imbocco della Via dei Salici prima
del quale si trova un ampio piazzale parcheggio.
Dal parcheggio presso la Via dei Salici, imbocchiamo questa via
ed in breve arriviamo ad alla piazza ove è il sagrato
della chiesa di San Rocco, antico edificio sacro completamente
rifatto nel secolo XVII, e poi una piazzetta attigua, oltre la
quale si imbocca quella di destra di due vie parallele che
entrano nel borgo. Passando fra antiche dimore (segnavia
sentiero n°12) si devia a destra e si giunge ad uno slargo
con fontana dove, volgendo a sinistra, si giunge all'imbocco
della mulattiera acciottolata che prosegue alle spalle del
paese.
La Torre del Barbarossa
Fra le case svetta l'alta e squadrata Torre del Barbarossa,
potente costruzione della famiglia Mandelli, presso la quale,
nel 1158, trovò ospitalità l'imperatore. All'epoca
tutto il territorio era in grande fermento d'armi, causa la
guerra dei dieci anni fra Como e Milano scatenata per la nomina
del Vescovo di Como e per il controllo del contado di Lecco.
Mandello era schierata con Como e con l'Imperatore il quale,
durante la sua visita al territorio, nominò feudatario del
borgo, Alcherio Bertola, che quattro anni più tardi
diverrà Duca di Mandello.
La scelta di allearsi con Como fu però ben presto fatta
pagare ai mandellesi e, nel 1160, i soldati milanesi misero a
ferro e fuoco tutto il comprensorio.
La torre, sebbene più volte rimaneggiata, conserva
interessanti caratteristiche architettoniche fra cui il portale
ogivale, i resti di trofei affrescati e la terrazza
ottocentesca sommitale. All'interno è ospitato il
minuscolo "Museo etnografico della Torre di Maggiana",
allestito dal Gruppo Amici di Maggiana e visitabile nel mese di
giugno, durante le giornate de "La torre in festa".
Riprendendo il cammino, saliamo per una larga mulattiera con
alzate in granito che prende quota a raggiungere un poggio
prativo sovrastante. Con un percorso a zigzag fra prati e
frutteti cintati la mulattiera diventa sentierino inerbito per
tornare ad allargarsi in corrispondenza di alcune cascine
più a monte, dove incrocia un tratturo. Si prende a destra
e si entra nel bosco risalendo una vallecola al cui termine si
giunge ad un bivio. Si tralascia la deviazione a sinistra e si
prosegue dritti traversando un ruscello e lambendo un paio di
cascine semi rovinate e passando a monte di esse. Poco sopra,
nei pressi di un meraviglioso faggio monumentale, sotto cui
sorge un piccolo casello per la conservazione dei latticini,
incontriamo la parete rocciosa da cui sgorga la "sorgente del
Tuf". Il sentiero prosegue verso destra ed inizia una
lunghissima salita in diagonale puntando verso Sud, alternando
qualche tratto ancora acciottolato ad altri in terra battuta.
Si arriva dunque a lambire un recinto che delimita un boschetto
di larici con piccola costruzione in legno. Più oltre si
prosegue sempre tagliando i boschi in lenta salita verso Sud e,
tralasciando un invitante bivio che si stacca sulla sinistra,
ci si immette finalmente nella larga mulattiera che sale da
Rongio e prosegue alla volta dei Piani Resinelli (palina con
cartelli segnavia). Si segue la mulattiera ormai diventata una
sorta di letto eroso nel bosco e, in lenta salita, si giunge ad
una sorta di spalla dove si trova il cartello indicatore per lo
Zucco della Rocca. Sopra di noi, sulla sinistra, si intravedono
le bianche e dentellate guglie calcaree che ornano il lato
meridionale dello Zucco della Portorella.
Prendendo ora a destra si percorre una traccia che s'attiene
grosso modo al crinale della cresta che unisce lo Zucco della
Rocca alla montagna.
Facendo attenzione (segnali inesistenti) ci si abbassa infine
di qualche metro sul versante meridionale e si riesce all'ampia
sella boscosa che precede la vetta. Da qui si prosegue salendo
un ripidissimo tracciato che, fra boscaglia e roccette, porta
nei pressi del muro circolare eretto a difesa del
pozzo-cisterna, che tutto sommato, appare ancora ben
conservato. Probabilmente, le profonde fessurazioni naturali
che percorrono le rocce sommitali hanno creato una sorta di
piccolo bacino interno nel quale l'acqua piovana era
naturalmente convogliata. Forse tale bacino esiste ancora, ma,
più probabilmente, l'aprirsi di altre fratture l'ha
prosciugato e reso inutile.
Qualche passo ancora ed eccoci sulla vetta da dove si può
ammirare un vasto panorama. Verso Sud-est si scorgono le
turrite pendici della Grignetta che si immergono nei boschi che
ammantano la vastissima spalla dei Piani Resinelli, a Sud, al
termine del ramo lecchese del Lario, ecco la caratteristica
sagoma del Monte Barro che chiude l'orizzonte verso la Brianza,
a Ovest sorgono le imponenti ed oscure pareti del Monte
Moregallo mentre verso Nord lo sguardo spazia sul lago, sulla
punta di Bellagio, sul Monte Tremezzo e sulle vette delle
Prealpi Lepontine.
Cosa ci fa una antica cisterna dall'imbocco perfettamente
costruito con pietre squadrate su una sconosciuta quanto
insignificante emergenza dispersa sulle pendici occidentali
della Grignetta? La domanda è alquanto intrigante e sembra
avere una sola risposta plausibile, sullo Zucco della Rocca,
questa la nostra montagnola, in un remoto passato, doveva
esistere un'importante costruzione fortificata oggi scomparsa,
il cui ricordo ci viene però tramandato da
quell'incredibile pozzo e dal nome stesso della cima.
Lo Zucco della Rocca emerge appena dai boschi che ammantano le
pendici inferiori dello Zucco Portorella, che, con lo Zucco di
Malavello forma l'estrema propaggine della lunga cresta
occidentale della Grignetta.
Si tratta di una piccola protuberanza oggi in parte rivestita
dal bosco, ma comunque ben identificabile nell'uniforme pendio
della montagna. Difficilmente, il viandante che ci passa
vicino, percorrendo il largo sentiero che unisce Mandello e le
sue frazioni ai Piani Resinelli, può immaginare il piccolo
tesoro storico che s'annida poco sotto la sua cima. Alcune
ricerche archeologiche hanno tuttavia evidenziato che le
rocciose pareti dello Zucco furono le fondamenta su cui, forse
in epoca romana o alto medievale venne eretta una
fortificazione. La costruzione di un pozzo-cisterna indica
inoltre che la postazione doveva essere di una certa importanza
e che doveva essere stabilmente abitata.
Oggi viene spontaneo chiedersi il motivo di questa zona
fortificata che, però, ci è in parte chiarito una
volta raggiunta la cima dello Zucco. La formazione rocciosa
sorge poco distante dal sentiero da e per i Resinelli, sentiero
che anticamente doveva essere assai più importante di
oggi. Pare inoltre che da qui passasse la via di terra che
collegava il lecchese con Mandello, via assai più logica
rispetto ad un improbabilissimo passaggio costiero, che in
questo settore appare roccioso ed impervio. Inoltre dalla vetta
si gode un'ampia veduta su tutto il ramo lecchese del Lario che
si spinge a Sud fino al Monte Barro. Non è escluso quindi
che la postazione dello Zucco della Rocca entrasse a far parte
anche di un sistema di avvistamento e segnalazione.
La gita non è breve, tuttavia si svolge su larga
mulattiera e comodo sentiero, unico punto debole, una
segnaletica poco accurata e lacunosa, condizione poco felice
visto l'intrico di sentieri della zona.
Punto di partenza è la piccola frazione di Maggiana
sovrastante Mandello del Lario. Si tratta di uno dei tanti
nuclei satelliti di Mandello, legato ad un'economia
prevalentemente rurale e senza dubbio punto di guardia e
difesa.




