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Il Sentiero del Fiume in Val d’Era
| Periodo Consigliato: | estate-autunno |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | 4 ore per l’intero percorso. |
| Partenza: | Sonvico, frazione di Mandello. |
| Dislivello: | 510 m. |
| Difficoltá: | EE (Escursionistica per Esperti) |
| Bibliografia: | Scaccabarozzi G. "100 idee per respirare". 2° Ediz. Bellavite. Missaglia. 2005. |
| Guide e carte: | CNS 1:50.000 “Menaggio”; Kompass 1:50.000 “Lecco-Val Brembana”. |
Nota sulla difficoltà: EE; tratti attrezzati con catene.
Alle spalle di Mandello del Lario sbocca l'importante Val
Meria e sui versanti opposti della sua soglia, sorgono due
paesi, Rongio sul lato meridionale e Somana su quello
settentrionale. Raggiungere uno o l'altro dei due centri è
sempre un'impresa per chiunque non sia avvezzo ai luoghi.
L'amministrazione locale sembra, infatti, che si sia scordata
dei due borghi e una volta entrati in Mandello la ricerca della
strada giusta è sempre una noiosa perdita di tempo. Il
suggerimento che vi diamo è di chiedere ai passanti
perché spiegare l'itinerario migliore richiederebbe
parecchie righe di descrizione. Questa volta si deve
raggiungere Somana e da qui proseguire, brevemente, al
sovrastante nucleo di Sonvico. La carrozzabile termina con un
ricciolo presso un piccolo parcheggio antistante una
cappelletta; poco prima sulla destra si diparte una stradina in
leggera discesa che s'avvia verso l'ingresso della Val Meria.
Seguendo i cartelli con l'indicazione "Sentiero del Fiume" ci
si avvia lungo la stradina che, lasciate le ultime abitazioni
diventa sterrata e prosegue, sempre pianeggiante, lungo la
sponda destra orografica della valle.
Lasciato il borgo si entra quasi subito in un ambiente
solitario e particolare, caratterizzato da un fitto bosco dove
si ammirano numerosi esemplari di Taxus baccata. Man
mano ci si addentra nella valle le pareti rocciose acquistano
slancio ed altezza mentre il tracciato si restringe sempre
più diventando, infine, un largo sentiero.
Il lungo tratto pianeggiante ci porta al punto in cui la valle
si biforca e a sinistra inizia la forra della Val d'Era che
dovremo risalire.
Il sentiero è sempre ben segnalato e solo raramente
occorre fare un po' di attenzione a dove passare. I passaggi
più impegnativi sono sempre resi sicuri dalla presenza di
catene corrimano, tuttavia, specie se le rocce sono bagnate,
è richiesta cautela. In molti tratti il sentiero corre a
mezza costa, sospeso sulla forra e anche in questi settori
è richiesta attenzione e prudenza. Lo stesso dicasi per
l'attraversamento dei numerosi guadi, ove bisogna fare ben
attenzione a non mettere i piedi sulle rocce ricoperte da una
verde patina di alghe che è assai scivolosa.
Superate anche alcune ripide salite e con un'ultima emozionante
traversata sospesa, il sentiero giunge presso la stupenda
Cascata d'Era che, tripartita, scende spumeggiando lungo
un'altissima placconata calcarea. A questo punto inizia la
ripidissima salita che con numerosi tornanti e qualche tratto
attrezzato con catene corrimano porta sul ciglio superiore
della forra, ad incrociare il sentiero normale che da Sonvico
porta all'Alpe Era. A questo punto vi consigliamo vivamente di
perdere qualche minuto per dirigere verso destra, raggiungendo
in breve la verdeggiante conca dell'Alpe d'Era con le sue
caratteristiche dimore e la piccola chiesetta: è un luogo
veramente idilliaco.
Tornati sui nostri passi oltrepassiamo il punto in cui siamo
giunti e proseguiamo la discesa lungo un comodissimo quanto
ardito sentiero che taglia la parte alta della forra che
abbiamo appena percorso. Con scorci mozzafiato sul sottostante
torrente, presso il quale corre il sentiero di salita,
scendiamo fino ad immetterci nella mulattiera che da Sonvico
sale verso la Bocchetta di Calivazzo, porta di comunicazione
verso Esino. La discesa prosegue con tratti spesso gradinati
fino al notevole edificio della Chiesa di Santa Maria e da qui
termina a Sonvico. Una volta fra le case, una breve deviazione
a destra riporta al parcheggio.
Il Sentiero del Fiume in Val d’Era
È noto che uno dei più illustri visitatori dei
luoghi che vedrete nella gita descritta sia stato Leonardo Da
Vinci, attratto dagli impressionanti fenomeni geologici delle
rocce carsiche, dalle acque e in generale dall'imponente
bellezza del paesaggio. Tuttavia, dopo aver percorso il
Sentiero del Fiume, probabilmente vi verrà il sospetto che
anche il sommo Dante sia giunto da queste parti trovandoci
ambientazioni fra le più adatte per il suo Inferno.
Ovviamente stiamo fantasticando, ma di sicuro il viaggio che vi
proponiamo vi metterà a contatto con uno degli ambienti
più selvaggi ed impressionanti delle prealpi lombarde, un
vero paesaggio... dantesco. La profondissima gola della Val
d'Era, laterale destra della Val Meria è, infatti, un vero
gioiello naturalistico ed ambientale oltre che un severo banco
di prova per gli escursionisti.
La forra è percorsa da un sentiero che, passando da una
sponda all'altra, la percorre interamente in un susseguirsi di
scorci mozzafiato, con passaggi arditi, guadi, tratti molto
esposti ed impervi alternati da altri riposanti e tranquilli.
Elementi dominanti sono la roccia e l'acqua, che, in simbiosi,
hanno creato questa spettacolare incisione nel cuore calcareo
del massiccio delle Grigne. La camminata si snoda fra altissime
e verticali pareti colonizzate, ove possibile dalla
vegetazione; in un labirinto di blocchi calcarei precipitati
sul greto dall'alto, fra meravigliosi scivoli naturali percorsi
da cascate spumeggianti che si "annegano" in pozze smeraldine
che d'estate rendono un bel bagno quasi obbligatorio. Ogni
tanto, osservando i massi sul letto del torrente, potremo
riconoscere anche pietre che non fanno parte della geologia
locale. Sono massi erratici portati qui dall'antico ghiacciaio
che nel quaternario ricopriva quasi tutta la Lombardia
settentrionale. Ma se blocchi di serpentino, granito e gneiss,
tipici delle Alpi valtellinesi, si trovano in questo recondito
angolo, vuol dire che il flusso glaciale superava le creste che
racchiudono la valle raggiungendo, quindi, i 1400-1500 metri di
spessore.
La passeggiata può essere compiuta nei due sensi di
marcia, tuttavia ci pare più logico e sicuro consigliarla
in salita, anche se al termine ci aspetta un ripidissimo tratto
che porta sul sentiero normale di accesso all'Alpe Era.
Data la presenza di passaggi ripidi ed esposti, ne consigliamo
il percorso solo con condizioni asciutte delle rocce.
Leonardo in Val Meria
..."E i maggiori sassi scoperti che si trovano in questi paesi sono le montagnie di Mandello, vicine alle montagnie di Lecco e di Gravidona inverso Bellinzona&. ma la maggiore è quella di Mandello, la quale ha nella sua basa una buca diverso il lago, la quale va sotto duecento scalini e qui d'ogni tempo è ghiaccio e vetro". Così Leonardo da Vinci descrive nel Codice Atlantico le montagne visibili da Mandello, la Grigna meridionale e le altissime pareti del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari. Di certo il grande genio rimase impressionato da tanta imponenza e dalla selvaggia orografia di queste montagne. Con ogni probabilità, per goderne appieno la vista, percorse il primo tratto della mulattiera che si addentrava nella Val d'Era e portava al santuario di Santa Maria di Olcio che sorge sulla mulattiera che da Mandello entra in Valsassina passando per il Passo di Prada e il cui tratto finale coincide con il percorso di discesa dallo Zucco Sileggio. Ma forse la sua fervida immaginazione non giunse al punto concepire queste pareti calcaree come un possibile terreno di svago e di cimento per gli uomini del futuro. Chissà cosa direbbe Leonardo, vedendo oggi i suoi "sassi scoperti" punteggiati da decine di scalatori.
Il santuario di Santa Maria, che si raggiunge in circa un'ora di marcia da Sonvico, ha origini antichissime e fu inizialmente una chiesa delle cui architetture romaniche restano tracce nelle strutture del campaniletto risalente al XI secolo. Successivamente, trovandosi su un'importante via di transito, l'edificio fu ampliato, con la costruzione di un piccolo convento benedettino con funzioni di xenodochio per ospitare i numerosi viandanti di passaggio da e per la Valsassina. Il diritto di protezione ed asilo venne concesso ai monaci nel 1145 da papa Eugenio III e riconfermato da papa Nicolò V. L'attuale edificio della chiesa si presenta ad una sola navata e con il soffitto a capriate.












