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Al rifugio Elisa 1515 m.
| Periodo Consigliato: | tutto l'anno |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | 3 ore per la sola salita. |
| Partenza: | Rongio 409 m., piccola frazione a monte di Mandello del Lario, posta all'ingresso della sinistra orografica della Val Méria. |
| Dislivello: | 1124 m. |
| Difficoltá: | E (Escursionistica) |
| Apertura: | apertura continuativa solo nel mese di agosto. |
| Bibliografia: | Gnecchi Ornella, "Rifugi lecchesi - itinerari e storia" vol. 1. Casa Ed. Stefanoni Lecco 1999; Pesci Eugenio, "Le Grigne" Collana Guida dei Monti d' Italia Ed. CAI-TCI Milano 1998. |
| Guide e carte: | CNS 1:50.000 Kompass 1:50.000 n° 105 "Lecco-Val Brembana"; TCI 1:20.000 "Gruppo delle Grigne". |
| Informazioni locali: | Lafranconi Valerio cell. 333-79.50.895 oppure 0341-73.20.26. |
Percorso
Dalla Piazza della Chiesa di Rongio, proprio in cima al paese, si superano alcune case e si imbocca una bella mulattiera verso sinistra (sentiero, n° 14), indi si segue il versante orografico sinistro della Val Méria. Oltrepassata una casetta con fontanella, si procede fino ad un primo ponticello e poi si attraversa la valle presso la pittoresca forra del Ponte di Ferro 487 m. La traccia sale ora stretta e molto ripida e poco dopo si biforca. Si prende a destra lambendo la Grotta del Ram per poi rimontare una costa rocciosa, verso sinistra, risalendo le pendici meridionali dello Zucco di Pissavacca. Si continua verso destra e ci si porta verso la costa che guarda la Val Cassina. Superata la diramazione che porta a destra alla Sorgente di Val Cassina, ad un bivio successivo si piega a sinistra, entrando nella valle e raggiungendo il bivio da cui (indicazioni) verso destra si diparte il sentiero per il rifugio Elisa. Si procede nel bosco lambendo il Baitello dell'Aser poi in falso piano si varcano alcuni canali raggiungendo l'ultimo strappo che porta alla meta.
Breve storia del Rifugio Elisa
Il piccolo rifugio Elisa deve il suo nome a quello della
figlia di Evangelista Ferrario, socio del CAI Mandello che
donò alla Sezione il terreno su cui erigere la
costruzione. In quegli anni la frequentazione delle Grigne era
assai di moda e molti si resero conto della necessità di
avere una buona base d'appoggio nelle remote vallate del
versante occidentale del massiccio. Molti parteciparono
all'iniziativa con donazioni o anche con il semplice appoggio
morale. Lo stesso Gino Carugati, uno dei pionieri
dell'alpinismo mandellese e primo salitore del Sasso Cavallo,
firmò una cambiale di ben 12.000 lire.
I lavori di edificazione, iniziati nel 1926, furono ultimati a
tempo di record e l'anno successivo il rifugio fu inaugurato
alla presenza delle massime autorità del Club Alpino
Italiano.
La strategica posizione dell'edificio fece sì che
durante la guerra partigiana diventasse una comoda base
d'appoggio anche per i resistenti che trovavano nelle profonde
vallate delle Grigne un sicuro territorio da dove sferrare le
loro incursioni.
Uno dei principali distaccamenti partigiani era proprio
stanziato al rifugio Elisa facendo parte dapprima della Brigata
Cacciatori delle Grigne e poi della 89a Brigata Garibaldi,
sempre al comando del colonnello Galdino Pini.
Nell'estate del 1944 i fratelli Giuseppe e Giovanni Poletti,
membri della formazione partigiana, furono intercettati dai
nazifascisti lungo il sentiero della Val Meria. Il primo fu
ucciso durante un tentativo di fuga mentre il secondo,
catturato, fu torturato e poi fucilato per essersi rifiutato di
rivelare la posizione dei suoi compagni.
In seguito a quest'eroico comportamento la formazione
partigiana delle Grigne divenne 89a Brigata Garibaldi Fratelli
Poletti.
Purtroppo l'efficace azione dei partigiani spinse i nemici ad
azioni volte a privarli di ogni possibile riparo. Così
durante un grande rastrellamento delle Grigne, nel novembre del
1944, il rifugio Elisa fu dato alle fiamme e distrutto. Ma
già nel 1947 l'Elisa fu ricostruito per riprendere la sua
pacifica attività di punto tappa per scalatori ed
escursionisti. A partire dal 1995 il rifugio è diventato
anche il traguardo del "Trofeo delle Grigne - Evangelista
Ferrario", gara di corsa in montagna fra le più
prestigiose e dure delle Alpi.
Cassin e Oppio due "alpinismi" sul Sasso Cavallo
Negli anni '30 del secolo scorso l'alpinismo italiano conobbe un'epoca d'oro e si pose all'avanguardia mondiale grazie alle imprese di tantissimi scalatori di eccezionale bravura. Terreno preferenziale d'azione furono le Dolomiti, ma anche altrove, dalle Alpi centrali al Monte Bianco, gli italiani compirono imprese straordinarie. Fra tutti emerse la figura del friulano-lecchese Riccardo Cassin che, superando le pareti Nord della Cima Ovest di Lavaredo, del Pizzo Badile e della Punta Walker alle Grandes Jorasses, dimostrò oltre che bravura superiore anche grande completezza su tutti i terreni.
Le imprese di Cassin e compagni ebbero come laboratorio di sperimentazione le guglie calcaree della Grignetta e le pareti che si affacciano sul Lago di Como; fra queste ultime la liscia bastionata meridionale del Sasso Cavallo prometteva di essere un banco di prova eccezionale.
Nel 1933 la cordata di Cassin e Augusto Corti riusciva nella prima ascensione assoluta alla parete, tracciando una via di altissima difficoltà che fece molto scalpore negli ambienti lombardi. Ma restava ancora da tracciare un'altra via logica, ben più diretta ed impegnativa. Molti ci provarono, ma senza successo, finché nell'estate del 1938, la cordata composta da Nino Oppio ed Oreste Dell'Era in ben quattro giorni di arrampicata, riusciva a venire a capo del problema. Questa storica ascensione, poco conosciuta al pubblico dei non addetti, è sicuramente una delle più difficili scalate su roccia compiute prima della Seconda Guerra Mondiale e, probabilmente, una delle prime a richiedere così tanti bivacchi in parete. I primi salitori non lasciarono alcuna relazione scritta e ciò stese un alone di mistero sulla salita che per anni ed anni fu una delle più temute nelle Alpi centrali. Fino a primi anni del 1970 le ripetizioni della via Oppio si contavano sulle dita delle mani e ancor oggi, benché sulla parete siano state tracciate altre vie ancor più difficili tecnicamente, la via resta un test di assoluto valore.
Se Riccardo Cassin divenne poi un astro di primo piano nell'universo alpinistico, la figura di Nino Oppio restò sempre nell'ombra benché le sue imprese assunsero un significato molto particolare per le loro caratteristiche tecniche e logistiche. Oppio non scelse le pareti più ambite da tutti, dove con buona probabilità avrebbe dovuto fare a gara con altri. Egli puntò a problemi alpinistici di grandissima difficoltà ed in luoghi remoti e poco accessibili con pareti di elevata valenza estetica e tecnica, spesso considerati quasi insuperabili. Così le vie di Nino Oppio, sebbene poche, sono ancor oggi l'esempio di un alpinismo diverso e di qualità.
La parete Nord del Pizzo d'Uccello nelle Alpi Apuane, la Parete Nord della Punta della Sfinge nel gruppo del Masino, la parete Nord del Croz dell'Altissimo nelle Dolomiti di Brenta e la via sul Sasso Cavallo, sono un poker di ascensioni che nessuno, probabilmente ha ancora mai realizzato.
Rifugio Elisa minuscolo approdo nella più selvaggia valle delle Grigne
Il versante
occidentale del gruppo delle Grigne scende dirupato e con un
unico balzo fin sulle sponde del Lario. Un complesso sistema di
pareti, torrioni, massicce montagne e valli profonde e strette
forre caratterizza questo importante nodo montano che si
allunga da Sud a Nord partendo alle spalle di Lecco per
terminare grossomodo all'altezza di Varenna. Oltre a Lecco, uno
dei punti di partenza strategici per gite ed ascensioni su
questo lato delle Grigne, Mandello del Lario sorge sul vasto
conoide di deiezione formatosi a seguito dell'accumulo di
depositi alluvionali avvenuto nel corso dei millenni allo
sbocco della grandiosa e contorta Val Meria. Quindi i
dislivelli da affrontare sono molto consistenti anche se si
riesce a guadagnare qualcosa raggiungendo in auto l'una o
l'altra delle due importanti frazioni che sorgono all'imbocco
della Val Meria, Rongio sulla sinistra orografica e Somana
sulla sponda opposta.
Dopo un primo tratto incassato e abbastanza ampio, la valle si
biforca mandando verso sinistra l'importante e romantica Val
d'Era.
Il ramo di destra prosegue verso Est-nord-est sempre più
incassato e stretto, rinserrato fra alte rupi, ripidi boschi e
gruppi di torrioni calcarei. Dopo aver percorso per breve
tratto il fondovalle e l'inizio della forra successiva il
sentiero prende quota mentre dalle dirupate pareti della
Grignetta confluiscono le selvagge e strettissime Val
Scarrettone e Val Mala, quest'ultima autentica gola alta
più di 1000 metri.
Sulla sponda opposta della valle, già alla partenza avremo
modo di scorgere alcune importanti pareti di bianco calcare, si
tratta della bastionata composta dalle vette del Sasso Cavallo
e del Sasso dei Carbonari, montagne che non sfigurerebbero
neppure nelle prestigiose e celebri Dolomiti. Il rifugio Elisa,
oltre che fondamentale punto tappa per chi compie traversate ed
escursioni nella zona alta delle Grigne è stato per anni
anche un'importante base per gli scalatori che si volevano
cimentare con le pareti del Sasso Cavallo, in particolare con
la celebre via Oppio, aperta negli anni '30 e per decenni banco
di prova per tutti i più audaci, bravi ed ambiziosi
scalatori europei.












