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Val Mello, gioiello delle Alpi
| Periodo Consigliato: | primavera |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | 1-1,30 ore da San Martino a Rasica; 2-2,30 ore fino all’Alpe Pioda |
| Partenza: | S. Martino Val Masino, 923 m (vedi informazioni) |
| Dislivello: | 220 m da San Martino a Rasica; 600 m circa fino all’Alpe Pioda |
| Difficoltá: | T (Turistica) |
Itineriario
Modellata dal poderoso lavoro dei ghiacciai, la valle presenta il tipico profilo ad U e, dato il suo orientamento Est-Ovest, offre allo sguardo due versanti del tutto differenti.
Il lato destro idrografico è caratterizzato da immense muraglie di granito solcate da cenge alberate dove sono sopravvissuti faggi secolari. Ad intervalli regolari vi confluiscono quattro valli laterali (da Ovest: Val del Ferro, Val Qualido, Val di Zocca e Val Torrone) che in uno scenario di picchi granitici si addentrano fino allo spartiacque principale delle Alpi. Il versante opposto della valle è oscuro ed ombroso: le pareti sono meno possenti e le valli laterali (da Ovest: Valle d'Arcanzolo, Valle Mezzola, Val Temola e Val Romilla) sono più piccole e corte. Ad oriente la valle è chiusa da un vastissimo anfiteatro, dominato dalle imponenti vette del Monte Pioda 3431 m e del Monte Disgrazia 3678 m spesso brizzolate di neve.
A partire dalla metà degli anni '70, grazie alle magnifiche e innumerevoli possibilità di scalata offerte dalle sue pareti, la Val di Mello è divenuta uno dei maggiori centri internazionali di scalata su granito. La salita delle lisce placconate richiede molta abilità e una raffinatissima tecnica. Non è necessario avere muscoli d'acciaio: occorre, piuttosto, essere dotati di notevole equilibrio, saper essere delicati, sensibili e agili. Si sale fidando solo nell'aderenza delle suole di gomma delle pedule sul ruvido granito. Le mani trovano ben pochi appigli per lo più forniti dai grossi cristalli di bianco feldspato che sporgono un po' dalla liscia parete. I primi scalatori che si dedicarono all'esplorazione delle piccole e grandi strutture della valle diedero ad esse nomi affascinanti e fantasiosi. Al termine della strada carrozzabile, lo sguardo è attratto da un imponente pilastro che piomba sulla sinistra: il Precipizio degli Asteroidi" dove si trova la celebre via "Oceano Irrazionale". Le baite di Cascina Piana sono dominate dalle muraglie delle Dimore degli Dei", caratterizzate dal grandissimo arco granitico sotto cui passa la via del Risveglio di Kundalini". L'arco di Kundalini è una delle tante testimonianze del periodo sùbito posteriore alla glaciazione. Il grande ghiacciaio erose e fratturò le rocce sottostanti che restarono in posizione finché la massa glaciale poté fungere da elemento di contenimento. Col ritirarsi del ghiaccio venne a mancare il sostegno e tutta la parete franò, frammentandosi nei blocchi che circondano Cascina Piana e lasciando in vista la grandiosa arcata. Sopra le Dimore degli Dei" si trova una cupola granitica chiamata Scoglio delle Metamorfosi"; la sua parete Sud è percorsa da numerose vie fra cui probabilmente la più bella di tutte: la Via della Luna Nascente". Oltre la baite di Rasica il sentiero va a lambire le facili Placche dell'Oasi, terreno ideale per apprendere i segreti dell'arrampicata in aderenza (e per cercare i funghi nei fitti boschi che le circondano).
Prima di essere scoperta dai giovani scalatori la valle ospitava numerosi nuclei familiari provenienti dal paese di Mello, capitale della costiera dei Cèch", sul versante retico della bassa Valtellina, ed era una specie di campo base" del percorso di transumanza. Da qui le mandrie salivano nelle varie valli laterali per trascorrervi i mesi estivi. I melat" potevano, in tal modo, prolungare un po' di più la stagione utile, sfruttando i ricchi pascoli della valle sia a tarda primavera, sia nel primo autunno. Ancor oggi tale tradizione permane seppure molto meno evidente a causa della notevole diminuzione del bestiame. Molti hanno preferito dedicarsi ad altre attività; altri, recentemente, hanno saputo trarre profitto dal notevole flusso turistico. Sono sorti così tre ristori agrituristici, due a Cascina Piana ed uno a Rasica, nei quali è possibile apprezzare tutte le specialità valtellinesi in un ambiente rustico ed immerso nella dolce natura di questi luoghi. E sebbene il turismo abbia un po' stravolto l'atmosfera antica della valle, bisogna ammettere che ha anche consentito l'avvio del recupero di molte baite nel rispetto dell'originale stile architettonico, e ha evitato l'abbandono dei luoghi.
Da poco, lungo il sentiero di fondovalle sono stati apposti nuovi cartelli in legno per la segnaletica. Alcuni indicano l'imbocco dei principali sentieri che s'inoltrano nelle valli laterali; altri creano una sorta di percorso didattico che porta alla scoperta delle più importanti specie arboree della valle: il ginepro, l'ontano bianco, il larice, il faggio, l'acero, l'abete.
Percorso
Dalla piazza di S. Martino, si raggiunge la chiesetta del
paese per portarsi alle sue spalle (destra), all'imbocco di un
viottolo caratterizzato da un grosso blocco strapiombante di
granito. Sotto questo primo riparo naturale, nel 1936, furono
deposti i corpi dei soci del CAI Milano periti nella grave
tragedia della Punta Rasica. Poco più avanti si prende il
primo vicoletto a sinistra e si sale per sentiero, raggiungendo
la strada carrozzabile della Val di Mello. Al termine del
tratto asfaltato il tragitto prosegue su un bell'acciottolato,
che s'inoltra verso l'imbocco vero e proprio della valle,
passando accanto ad un primo nucleo di baite sottostanti le
Cascate del Ferro". Le magnifiche cascate solcano spumeggianti
le chiare placconate di granito poste all'inizio della Val del
Ferro, e scendendo in una sorta di grande toboga naturale che
hanno scavato nei millenni. Volendo salire ai loro piedi basta
prendere la deviazione che segue la sponda sinistra del
torrente da esse originato e che traversa la strada gettandosi
nel torrente Mello. La carrozzabile termina in un grande
piazzale parcheggio presso la locanda del Gatto Rosso" ed un
piccolo campeggio. Sulla sinistra si impone il grande pilastro
granitico del Precipizio degli Asteroidi" teatro di numerose
difficili imprese arrampicatorie.
Una stretta e ripidissima valle, la Val Livincina, lo separa da
un'altra grandiosa struttura, forse meno compatta, che si trova
alla sua sinistra: il Pappagallo. Ai piedi di queste pareti
sorge il cospicuo nucleo di baite di Cà di Panscer. Dopo
il Gatto Rosso inizia il sentiero che recentemente è stato
sistemato e leggermente allargato per consentire il transito
dei mezzi agricoli. Il percorso sale dapprima dolcemente
tenendosi ad una certa distanza dal torrente di fondovalle, al
quale si riavvicina solo dopo alcune centinaia di metri, in
corrispondenza di alcuni secolari larici. Con fondo ora
pianeggiante si continua verso oriente. Lasciata a destra
l'indicazione per la Casera e la Val Qualido, si arriva nei
pressi di un ponticello che, sulla destra, permette di
raggiungere il suggestivo nucleo di Cà du Sciüma".
Noi si procede invece diritti, fra prati e boschetti, in cui
sono adagiati massi erratici di ogni forma e dimensione.
Oltrepassata la limpidissima pozza nota come bidè della
contessa", il sentiero sfila in un camminamento fra prati e
ontani, per poi sbucare sull'ampio pianoro prativo dove sorgono
le case di Cascina Piana, 1092 m. Si tratta di un magnifico
nucleo rurale costituito da numerose baite in pietra e da
alcuni ricoveri ricavati sotto i grandi massi caduti migliaia
di anni or sono dalle sovrastanti pareti. Qui sorgono i ristori
Luna Nascente e Val di Mello, punti tappa fondamentali per gli
amanti della buona tavola e del riposo.
Lasciato il piccolo gruppo di baite, il sentiero prosegue con
una leggera salita e poi torna a farsi pianeggiante
avvicinandosi nuovamente al torrente. Qui, verso sinistra si
vedrà il cartello indicatore per il Rifugio
Allievi-Bonacossa e la Val di Zocca. Si continua ancora sul
fondovalle facendo attenzione a non mancare la deviazione che
indica il nuovo tracciato. Si deve, infatti, abbandonare la
traccia pianeggiante per salire verso sinistra a raggiungere il
nuovo ponte gettato sul torrente della Val di Zocca oltre il
quale si scende a riprendere il vecchio percorso. Il nuovo
ponte, costruito finalmente in posizione sicura, risolve il
problema dell'attraversamento di quest'impetuoso corso d'acqua
che in tempi di piena travolgeva sistematicamente le
costruzioni fatte più a valle. Poco più avanti si
giunge nella splendida piana di Rasica 1148 m, dominata verso
Est dalle guglie del Cameraccio e dalle vette del Monte Pioda e
del Disgrazia. In questa tranquilla e ridente posizione si
trova l'ultimo punto di ristoro della Val di Mello e qui
termina anche la nostra gita. Avendo ancora un po' di birra"
nelle gambe consigliamo di proseguire la passeggiata sempre
attenendosi al sentiero principale. Si entrerà così
in una fitta abetaia, cominciando a salire con alcuni tornanti
per raggiungere l'imbocco della Val Torrone, dominato in alto
dall'impressionante e grandiosa cuspide della Meridiana del
Torrone. Varcato su un ponte il torrente della Val Torrone, si
sale in breve a lambire le Placche dell'Oasi per poi immergersi
in un bosco ancor più fitto e madido d'umidità. Con
alcuni ripidi tratti e qualche mezzacosta si arriva alle due
costruzioni limitrofe dell'Alpe Pioda sovrastate dalle
meravigliose cuspidi del Cameraccio: la Torre Gervasutti, la
Torre meridionale del Cameraccio ed il Picco Darwin. Da qui si
può avanzare ancora un poco, seguendo una rada traccia nel
prato, che s'inoltra verso la barriera rocciosa che chiude ad
anfiteatro l'accesso alla parte superiore della Val di Mello, e
dalla qual precipitano alcune belle cascate. Fra prati e
placche granitiche (attenzione se la roccia è bagnata) si
giunge in vista di tutto l'anfiteatro, dominato in alto dalle
ora incombenti, cime del Monte Pioda e del Monte
Disgrazia.
Il ritorno avviene per la via di salita.











