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Il Ghiacciaio dei Forni
(Alta Valtellina - Passeggiata - A10)
| Periodo Consigliato: | estate |
|---|---|
| Partenza: | Albergo dei Forni 2170 m c |
| Difficoltá: | T (Turistica) |
| Informazioni locali: |
Albergo dei Forni 0342-935365 Albergo Stella Alpina 0342-935388 Rifugio Branca 0342-935501 Rifugio Pizzini-Frattola 0342-935513 APT Valfurva 0342-965598. |
Presentazione
".. La gita fino alle Baite del Forno (2102 m) può
farsi sugli asini o a piedi in circa quattro ore, due
nell'andata, e poco più di una e mezzo nel ritorno. Essa
è fonte di care soddisfazioni così a quegli che
è avido di campi di neve e di vette rilucenti di ghiaccio,
come al geologo che vi può ammirare, tra masse di scisti a
mille colori, l'alternarsi di banchi di calcare saccaroide e di
porfidi-dioritici, come al botanico che vi può trovare
ricca messe di preziose piante.
Esso scorre nella sua parte inferiore in fondo alla valle come un ampio fiume, irrompe nel suo mezzo in guglie o sèracs stupendi, e si dispiega in alto a guisa d'immenso ventaglio. Si giunge là dove la vedretta comincia (2025 m) scendendo lungo una ripida parete. La salita fino ai sèracs si compie senza difficoltà anche da signore. Una veduta quasi piana di questo, che è tra i più superbi e più compiuti esempi di ghiacciai giganti che siano nelle Alpi, si ha dalle Baite del Forno (2103 m), le quali trovansi sopra un ripiano del monte, in mezzo a prati ridenti, di fronte alla vedretta meravigliosa..".
Esso scorre nella sua parte inferiore in fondo alla valle come un ampio fiume, irrompe nel suo mezzo in guglie o sèracs stupendi, e si dispiega in alto a guisa d'immenso ventaglio. Si giunge là dove la vedretta comincia (2025 m) scendendo lungo una ripida parete. La salita fino ai sèracs si compie senza difficoltà anche da signore. Una veduta quasi piana di questo, che è tra i più superbi e più compiuti esempi di ghiacciai giganti che siano nelle Alpi, si ha dalle Baite del Forno (2103 m), le quali trovansi sopra un ripiano del monte, in mezzo a prati ridenti, di fronte alla vedretta meravigliosa..".
Storia
Così si esprimeva a proposito del Ghiacciaio dei Forni, in
Valfurva, la Guida della Valtellina" curata e pubblicata dalla
Sezione Club Alpino Valtellinese nel 1873. Sul finire dello
scorso secolo, Santa Caterina Valfurva, ultimo e più
elevato centro della vallata, era diventata una delle
località di villeggiatura montana più rinomate delle
Alpi italiane. Tale fortuna era dovuta in parte alla fonte di
acqua ferruginosa - le acque acidule ferruginose scoperte e
usufruite fino dal 1698"- che sgorgava nei pressi del paese, in
parte al clima salubre e alle grandi foreste della vallata, ma
anche al grandioso panorama di vette e ghiacciai del massiccio
del Monte Cevedale.
I quattro passi" che proponiamo questo mese vogliono ricalcare una delle più celebrate escursioni che i touristes" di quegli anni lontani, amavano compiere: la gita alle guglie del Forno". Al classico itinerario storico" abbiamo voluto però aggiungere anche il percorso che conduce al Rifugio Pizzini facile e veramente entusiasmante per la grandiosità degli scorci panoramici offerti.
Le guglie del Forno" altro non erano che le bizzarre formazioni, i pinnacoli, le torri, di ghiaccio della lingua terminale del Ghiacciaio dei Forni. Il ghiacciaio era allora assai imponente sebbene stesse cominciando la sua lenta ritirata. La Piccola Età Glaciale" (1450-1850) era da poco terminata ed il clima stava nuovamente riscaldandosi mentre l'alpinismo e il turismo di montagna muovevano i loro i primi passi.
I quattro passi" che proponiamo questo mese vogliono ricalcare una delle più celebrate escursioni che i touristes" di quegli anni lontani, amavano compiere: la gita alle guglie del Forno". Al classico itinerario storico" abbiamo voluto però aggiungere anche il percorso che conduce al Rifugio Pizzini facile e veramente entusiasmante per la grandiosità degli scorci panoramici offerti.
Le guglie del Forno" altro non erano che le bizzarre formazioni, i pinnacoli, le torri, di ghiaccio della lingua terminale del Ghiacciaio dei Forni. Il ghiacciaio era allora assai imponente sebbene stesse cominciando la sua lenta ritirata. La Piccola Età Glaciale" (1450-1850) era da poco terminata ed il clima stava nuovamente riscaldandosi mentre l'alpinismo e il turismo di montagna muovevano i loro i primi passi.
Così, mentre i più audaci seguivano le orme dei
pionieri inglesi cavalcando le creste e i ghiacciai del
massiccio, con le guide locali, i Confortola, i Compagnoni, i
Bonetti, gli altri, comprese molte dame, solevano andare ad
ammirare da vicino lo spettacolo dei Forni. Più tardi,
agli inizi del '900, venne eretto, in posizione panoramica sul
ghiacciaio tanto ammirato, il grande "Albergo Ghiacciaio dei
Forni" allo scopo di avvicinare ancor più i curiosi agli
spettacoli offerti dal grandioso fenomeno. L'albergo è
oggi tornato agli antichi splendori e, sebbene gestito con
criteri moderni, ci riporta un poco di quelle atmosfere
passate. Purtroppo è venuta a mancare l'imponenza della
grande colata glaciale che un tempo giungeva quasi di fronte
all'edificio e che, dal 1850 ad oggi, è arretrata di quasi
2 chilometri. Non ha quindi avuto seguito l'augurio dell'Abate
Antonio Stoppani che, nel suo Bel Paese" dedica un capitolo al
Ghiacciaio dei Forni o del Forno come era allora noto...
Sono queste le anfore, - l'autore si riferisce alle
bocche di sfogo delle acque di fusione - donde versano le
linfe i fiumi, come li scolpivano gli antichi sotto le
sembianze di vegliardi canuti, e come li vedete sotto le stesse
sembianze assisi sull'Arco del Sempione. Sono queste le origini
brillanti del Rodano, dell'Inn, dell'Aar, del Reno, in generale
di tutti i grandi fiumi che, dopo aver travolte le loro spume
biancheggianti di giogo in giogo, scendendo dalle Alpi,
scorrono maestosi a nutrire l'eterna fecondità del piano.
Avete inteso che cos'è la porta del ghiacciajo? Quello del
Forno vantava la sua fra le più stupende, ed è assai
probabile che alla forma ed alla profondità della porta
debba appunto il poetico nome di Forno. Ma (credo sulla fine
del settembre dell'anno precedente alla mia gita) nella
più profonda oscurità della notte, uno spaventoso
scroscio echeggiò nella valle. La volta di ghiaccio si era
sfondata. I suoi ruderi, rappresentati da enormi masse di
ghiaccio, venivano travolti dal torrente. Accavallandosi l'uno
sull'altro, o incastonandosi nell'angusta gola in cui si getta
il Frodolfo al suo sbucar dal ghiacciajo, lo forzavano a
rifluire sopra sè stesso, finchè fosse gonfio
abbastanza per forzare, abbattere e giù travolgere quelle
sbarre improvvisate. Il piano di Santa Caterina venne,
benchè senza molto danno, inondato; e i signori beventi,
levatisi la mattina, videro estatici il piano tutto sparso di
massi di ghiaccio. Il più allegro in questa occasione fu
l'oste, il quale non tardò ad approfittarsi, di quella
grazia di Dio per rifornire con poca spesa le esauste
ghiacciaje. Ma il ghiacciajo del Forno aveva perduto il suo
principale ornamento. Quando lo visitai nel 1864, nuove rovine
l'avevano ancor più danneggiato. La curva di quella volta
meravigliosa disegnavasi ancora entro la massa; ma il fiume
sgorgava tra le macerie cristalline di quella specie di palazzo
di cristallo. Non temete però, quando voi andrete a
visitare il ghiacciajo del Forno, forse esso avrà riparate
le sue rovine; forse si sarà fabbricato una nuova porta,
anzi un nuovo arco di trionfo più bello del
primo."
Il percorso
Ma veniamo ora al primo dei nostri percorsi. Da Santa Caterina
si imbocca la strada asfaltata che entra in Val Cedec
raggiungendo in breve l'Albergo dei Forni 2170 m c. Dal
parcheggio auto presso l'albergo, si imbocca verso destra (Est)
una stradetta sterrata che si abbassa lievemente a lambire un
piccolo, ma evidente, bacino artificiale. Tralasciando la
deviazione che scende alla diga, si risale comodamente
traversando su un ponte la Val Cedec entrando quindi nella
piccola Valle dei Forni, occupata più in alto dalla fronte
dell'omonimo ghiacciaio. Lasciata sulla sinistra la strada che
sale alla vicina Malga dei Forni si prosegue in direzione Est
con tracciato un po' più ripido che, dopo alcuni tornanti
giunge presso il rifugio. Dal rifugio ci si può facilmente
portare sul filo della grandiosa morena laterale destra
orografica del ghiacciaio per potersi affacciare sulla sua
seraccata. La salita richiede al massimo un'ora di agevole
marcia su strada sterrata per un dislivello di circa 300 metri.
Anche il secondo itinerario proposto parte dall'Albergo dei Forni e staccandosi ben presto dalla strada sterrata della Val Cedec porta, in breve, presso i ruderi di opere difensive costruite durante la Grande Guerra per poi inoltrarsi nella valle.
Dal parcheggio presso l'albergo si prende la strada sterrata che, con alcuni tornanti, si alza lungo il versante destro orografico della valle. Dopo una decina di minuti si abbandona il tracciato principale prendendo verso sinistra una mulattiera militare che porta alle Baite dei Forni 2389 m e prosegue poi, a mezza costa, tenendosi quasi parallela al tracciato della sottostante strada. Con magnifica vista sui grandi ghiacciai e le vette che caratterizzano tutto il versante opposto della valle si passa accanto ai ruderi di vecchie fortificazioni militari e a quel che resta di una caserma a 2547 m. Si continua ora in direzione Nord, per magro pascolo e pietraie tenendosi più alti, ma paralleli al tracciato della sterrata che dall'Albergo dei Forni conduce al Rifugio Pizzini-Frattola. Traversato il corso d'acqua del Rio Grande si perde leggermente quota raggiungendo il ben visibile rifugio dominato a Nord-ovest dalla piramide del Gran Zebrù o König-Spitze. Sebbene un po' più lunga del percorso che si attiene alla strada sterrata questa alternativa è senza dubbio assai più bella e remunerativa dal punto di vista ambientale. In totale essa richiede circa 2 ore di marcia poco impegnativa e faticosa; il ritorno si compie lungo la strada.
Nel periodo estivo funziona un servizio navetta che con l'ausilio di jeep porta da Santa Caterina o dall'Albergo dei Forni al Rifugio Pizzini.
Al termine delle nostre fatiche, oltre che nei rifugi, si portrà trovare ristoro pranzando presso l'Albergo dei Forni oppure presso il vicino Rifugio Stella Alpina che sorge sulla strada, poco a valle del grande albergo.
Anche il secondo itinerario proposto parte dall'Albergo dei Forni e staccandosi ben presto dalla strada sterrata della Val Cedec porta, in breve, presso i ruderi di opere difensive costruite durante la Grande Guerra per poi inoltrarsi nella valle.
Dal parcheggio presso l'albergo si prende la strada sterrata che, con alcuni tornanti, si alza lungo il versante destro orografico della valle. Dopo una decina di minuti si abbandona il tracciato principale prendendo verso sinistra una mulattiera militare che porta alle Baite dei Forni 2389 m e prosegue poi, a mezza costa, tenendosi quasi parallela al tracciato della sottostante strada. Con magnifica vista sui grandi ghiacciai e le vette che caratterizzano tutto il versante opposto della valle si passa accanto ai ruderi di vecchie fortificazioni militari e a quel che resta di una caserma a 2547 m. Si continua ora in direzione Nord, per magro pascolo e pietraie tenendosi più alti, ma paralleli al tracciato della sterrata che dall'Albergo dei Forni conduce al Rifugio Pizzini-Frattola. Traversato il corso d'acqua del Rio Grande si perde leggermente quota raggiungendo il ben visibile rifugio dominato a Nord-ovest dalla piramide del Gran Zebrù o König-Spitze. Sebbene un po' più lunga del percorso che si attiene alla strada sterrata questa alternativa è senza dubbio assai più bella e remunerativa dal punto di vista ambientale. In totale essa richiede circa 2 ore di marcia poco impegnativa e faticosa; il ritorno si compie lungo la strada.
Nel periodo estivo funziona un servizio navetta che con l'ausilio di jeep porta da Santa Caterina o dall'Albergo dei Forni al Rifugio Pizzini.
Al termine delle nostre fatiche, oltre che nei rifugi, si portrà trovare ristoro pranzando presso l'Albergo dei Forni oppure presso il vicino Rifugio Stella Alpina che sorge sulla strada, poco a valle del grande albergo.








