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La conca di Cavaglia e il Giardino dei ghiacciai
| Periodo Consigliato: | estate-autunno |
|---|---|
| Tempo di percorrenza: | 1 ora. |
| Partenza: | Stazione della Ferrovia Retica di Cavaglia. |
| Dislivello: | 50 m circa |
| Difficoltá: | T (Turistica) |
| Bibliografia: | "Il giardino dei ghiacciai di Cavaglia", depliant illustrativo reperibile presso la stazione della ferrovia o presso l'ufficio turistico della Val Poschiavo. |
| Guide e carte: | CNS 1:50.000 ”Passo del Bernina”, oppure 1:25.000 “La Rösa”. |
| Informazioni locali: | http://www.valposchiavo.ch/ Rifugio Casa Cavaglia: +41 079 236 48 26; oppure +41 81 844 05 65. |
Raramente, quando stiamo compiendo un'escursione ci viene da
pensare a quali profondi cambiamenti sia andato incontro il
territorio nel corso degli anni. A volte ci sono segni
inequivocabili e chiari come le grandi morene che, con le loro
creste di detriti, ci indicano dove arrivassero gli antichi
ghiacciai. Altre volte tronchi emergenti dalle torbiere ad
oltre 2000 metri ci dicono di come, anche a queste quote,
migliaia di anni fa ci fossero lussureggianti foreste.
Tuttavia, in genere, è difficile riuscire a farsi un'idea
precisa dei cambiamenti intercorsi: gli eventi atmosferici, le
calamità naturali, il depositarsi di strati e strati di
detriti, di foglie, hanno reso pressoché invisibile quanto
c'era prima. Spesso, quindi, i nostri piedi si posano ignari su
testimonianze di un antico passato che difficilmente, se non
per qualche caso fortuito, potranno essere riportate alla luce.
È così per i segni lasciati dall'uomo come incisioni
rupestri, fuochi di bivacchi, mura di case e fortificazioni, ma
lo stesso vale anche per le manifestazioni naturali, come ad
esempio nel caso delle magnifiche marmitte dei giganti di
Cavaglia.
La presenza di questo fenomeno naturale era nota da parecchi
anni; ma una prima descrizione scientifica risale solo al 1957,
con tesi di laurea del geologo poschiavino Aldo Godenzi, che
descriveva con dovizia di particolari la geologia della conca e
della soglia glaciale di Cavaglia. Tuttavia queste meravigliose
sculture naturali erano, per lo più, riempite dai
materiali depositatisi nel corso dei millenni e visibili solo
con difficoltà. Spesso la loro presenza era intuibile solo
perché, trattenendo maggiormente l'umidità delle
precipitazioni, il terreno che riempiva la cavità era
più umido di quello circostante. Resosi conto
dell'importanza della zona, un gruppo di appassionati locali ha
costituito l'associazione "Giardino dei ghiacciai Cavaglia"
(GGC) allo scopo di valorizzare turisticamente il fenomeno
naturale.
Con azione volontaria e contando su piccoli finanziamenti
l'associazione ha nel tempo "svuotato" dai detriti otto grandi
marmitte creando nel contempo un vero piccolo giardino con un
percorso guidato e disponendo le adeguate protezioni. Oggi i
lavori proseguono alacremente: tuttavia quello che già si
può ammirare giustifica ampiamente una visita poiché
quelle di Cavaglia sono probabilmente fra le più belle
marmitte dei giganti delle Alpi. Il progetto di valorizzazione
è, dunque, ancora in corso, ma visitando il sito si
capisce con quanta competenza e con quanto amore sia portato
avanti. Si sta pensando, fra l'altro, di consentire la visita
alla vicina forra del torrente Cavagliasch e, con estrema
sensibilità naturalistica, molte delle altre marmitte
ancora da scoprire saranno segnalate, ma lasciate ingombre dei
detriti che le hanno riempite. allo stato naturale.
La gita prende le mosse dalla vasta piana dove sorgono i due
piccoli nuclei di Cavaglia e di Cavagliola; il primo era
stabilmente abitato ancora negli anni '60 e dotato di scuola e
chiesa; il secondo è, più che altro, un gruppo di
edifici ad uso prevalentemente agricolo.
La presenza di una strada carrozzabile, che sale da Poschiavo,
e quella della linea della Ferrovia Retica, che qui ha una
delle sue stazioni, permette che a Cavaglia ci sia ancor oggi
una certa "vita". Qualcuno resta nel piccolo paese anche
d'inverno. Recentemente è stato aperto un piccolo rifugio
con servizio d'alberghetto e ristorazione. Un paio di giorni, o
anche una settimana, in questi luoghi idilliaci e isolati
è quanto di meglio per ritemprare il fisico e la
mente.
Il Giardino dei ghiacciai di Cavaglia
L'ampia conca di Cavaglia si trova a 1700 metri di altezza e
forma una sorta di gradino ad interrompere la Val Pila, piccola
affluente occidentale della Val Poschiavo. Poco sopra Cavaglia
si trova un'altra grande piana, quella di Grüm dominata, a
sua volta, dal grande anfiteatro glaciale compreso fra il Piz
Varuna, il Piz PaIù e il Piz Cambrena.
Una importante barriera rocciosa formata da due emergenze oggi
quasi del tutto rimboschite, sbarra a valle la piana di
Cavaglia: si tratta dei Motti di Cavagliola; e proprio sul
dosso che s'affaccia sulla forra del torrente Cavagliasch si
trova il Giardino dei ghiacciai.
Durante l'Era Glaciale il grande ghiacciaio, oggi noto come
Vadret da PaIù, occupava tutta la valle. Nel corso di
millenni, fra avanzate e ritiri, la sua potente azione erosiva
ha modellato i profili rendendoci l'odierna morfologia. Le
rocce più dure che limitano la piana di Cavaglia e, in
misura minore, quella di Grüm, impedirono alla forza del
ghiacciaio di scavare un solco uniforme. Alle loro spalle,
trovando terreni più malleabili, il ghiaccio escavò
ampie conche che, successivamente, si sono riempite di detriti
per dar luogo ai pianori descritti.
La coriacea barriera dei Motti di Cavaglia costituiva un
drastico cambio di pendenza nel letto del ghiacciaio
preistorico che in questo punto aveva uno spessore stimato in
circa 500-700 metri. Si creava qui un'imponente "cascata" di
seracchi, con crepacci che raggiungevano persino il letto
roccioso e dentro i quali precipitava l'acqua superficiale di
fusione, che si aggiungeva a quella di fondo. Cadendo dall'alto
l'acqua trasportava detriti di ogni dimensione e raggiungeva le
rocce con una velocità di circa 100 km all'ora originando
movimenti vorticosi. In alcuni punti questo fenomeno si
concentrò per secoli, millenni: assieme all'acqua, che
già trasportava in sospensione una erosiva sospensione di
finissima polvere rocciosa, vorticavano pietre di maggiore
dimensione. Lentamente questo incessante e potentissimo lavoro
di mola ebbe ragione della sottostante superficie rocciosa e,
una volta creata una prima seppure impercettibile
concavità, il fenomeno non poteva far altro che
approfondirsi e accentuarsi.
Percorso
Per raggiungere Cavaglia esistono due comode alternative. La
più consigliabile è quella di avvalersi del trenino
della Ferrovia Retica che si può prendere in Italia, da
Tirano, oppure già in territorio elvetico, da Poschiavo.
La salita con questo simpatico trenino rosso è già,
di per sé, un piccolo meraviglioso regalo che ci riserva
la giornata. L'uso della ferrovia è senz'altro un sistema
più ecologico e ci permetterà di cogliere aspetti del
paesaggio che altrimenti, con l'auto, ci sfuggirebbero. Per
questo motivo non ci dilunghiamo sulla descrizione del secondo
metodo d'approccio, quello stradale.
Scesi alla stazione di Cavaglia conviene dirigersi direttamente
verso il Giardino dei ghiacciai la cui ubicazione e
perfettamente descritta da grandi pannelli esplicativi. Dalla
stazione seguiamo, quindi, la stradina che verso sinistra si
porta al margine meridionale della piana. Dopo circa trecento
metri, ad un bivio, prendiamo a destra scavalcando il
Cavagliasch su un ponte; fatti pochi metri, ancora sulla
sinistra, ecco apparire il cartello che indica la partenza
della gita. Una facile e breve salita, fra roccioni sporgenti e
magnifici larici che c'inondano dei loro profumi, ci porta in
breve alla soglia del Giardino.
Con molto buon gusto e senso artistico l'ingresso alla parte
più interessante del percorso è fiancheggiato da
cordoli di ciottoli tondeggianti di ogni dimensione mentre nel
bosco spiccano strane "sculture" piramidali ottenute con pile
degli stessi ciottoli. Al momento potremmo ritenere che si
tratti solo degli abbellimenti voluti da un architetto; poi si
capisce che i sassi arrotondati altro non sono che i
responsabili dello scavo delle marmitte recuperati sul loro
fondo. Il percorso è indicato con semplici freccette rosse
e ci guida verso sinistra sull'orlo di alcune magnifiche
escavazioni il cui orlo è protetto da moderne transenne
d'acciaio che non stonano affatto con l'ambiente circostante
conferendo un pizzico di modernità.
Con calma si possono ammirare le grandi cavità, alcune
delle quali profonde parecchi metri e larghe altrettanto,
perfettamente lisce, perfettamente circolari. Con saggezza sono
stati lasciati alcuni ciottoli sul fondo per far capire come
sia avvenuto lo scavo. Piegando poi a destra si sale su una
dorsale di rocce montonate che affiorano fra i mughi; col
calore del sole queste piante resinose ci rimandano altri
aromatici profumi, diversi da quelli del larice. Zigzagando fra
i mughi e le rocce affioranti si giunge, infine, sull'orlo del
promontorio roccioso, affacciato sulla valle di Poschiavo e
punto panoramico eccellente. Nei pressi, alcune pietre
squadrate fungono da panche per chi voglia ammirare il
paesaggio con calma, meditare o anche solo riposare. Il
rientro, assai breve, ci riporta presto sulla soglia del
Giardino da dove inizia la discesa verso la piana di
Cavaglia.
A questo punto non resta che fare due passi nel centro
principale per ammirare l'ordine e la cura con cui sono
conservate le abitazioni del luogo. Presso il rifugio Casa
Cavaglia si potrà poi avere una pausa di ristoro per
dissetarsi e godere di uno spuntino o di un pranzo
completo.
Il ritorno può essere effettuato con il solito trenino
che, ad intervalli regolari, si ferma nella vicina stazione. In
alternativa si può percorrere il "sentiero didattico" che
da Cavaglia raggiunge Poschiavo passando dapprima sulla forra
del Cavagliasch e poi fra i boschi e gli alpeggi
sottostanti.
Volendo, può essere interessante anche andare a
visitare la soprastante piana dell'Alp Grüm avvalendosi
del solito trenino e poi scender a piedi su Cavaglia grazie al
comodo sentierino di collegamento che, in circa 15 minuti,
riporta al punto di partenza. Avremo così modo di dare
un'occhiata anche al responsabile primo della formazione
geologica delle marmitte dei giganti, il ghiacciaio del
PaIù, che ormai si è ritirato bene in alto celandosi
allo sguardo di chi lo cercasse da quote inferiori.
Per concludere eccoVi un'ultima simpatica curiosità: le
cantine Plozza Vini di Brusio hanno prodotto uno stock di
bottiglie di rosso valtellina DOC annata 1997, con la
denominazione "Il vino dei ghiacciai di Cavaglia". Se ne è
rimasta qualche bottiglia le ordinazioni devono essere rivolte
alla ditta Plozza Vini 7743 Brusio (CH) Tel. 081 8465565. Sito
internet: http://www.plozza.ch/ .
Note sulla difficoltà : Turistica/Escursionistica, stradine e sentiero.













